Per qualche settimana sono rimasta in silenzio. Pausa legata a nuovi impegni professionali. Occasione che mi ha portata a osservare il mio lavoro da una prospettiva diversa. Pensavo che questo distacco avrebbe rallentato il mio rapporto con la scrittura. In realtà ha avuto l’effetto opposto.

Mi ha aiutata a comprendere ancora meglio perché sento il bisogno di raccontare ciò che vivo ogni giorno. Perché un tecnico veterinario dovrebbe scrivere in un editoriale che parla di tecnologia, società, etica e cambiamento? Semplicemente perché il mio lavoro è profondamente intrecciato con tutto ciò che accade fuori da una clinica. 

Quando ho iniziato questo percorso pensavo che la mia professione sarebbe stata soprattutto tecnica. Assistere le visite, degenze, preparare strumenti, terapie e imparare a lavorare in equipe. Tutte cose vere. Tutte cose fondamentali. Ma incomplete. 

Uno dei momenti che più significativi di questi ultimi mesi è stato colloquio con il Direttore Sanitario dell’ospedale in cui oggi lavoro. 

Ero convinta che l’attenzione si sarebbe concentrata quasi esclusivamente sul mio percorso formativo, tirocini e competenze. Fondamentale. Ma ciò che mi ha colpita davvero è stato altro. 

Aveva letto attentamente la mia presentazione personale. 

Non si era fermato ai titoli. Aveva osservato anche gli aspetti caratteriali. Puntò la sua attenzione agli anni che avevo dedicato alle arti marziali. Non come semplice attività sportiva, ma come percorso capace di formare disciplina, capacità di concentrazione ed equilibrio nella gestione degli eventi della vita. 

Riflessione che mi è rimasta dentro. 

Queste discipline insegnano la lucidità nei momenti complessi. Osservare prima di reagire. Sviluppare un approccio riflessivo e introspettivo davanti alle difficoltà. Aspetti che si intrecciano profondamente nel mio modo di lavorare. 

Ogni giorno entro dentro relazioni umane molto profonde. Chi porta un animale in clinica raramente consegna soltanto un paziente. Porta paura, senso di colpa, speranza, stanchezza, affetto e spesso anche fragilità personali che emergono proprio in quel momento. 

Osservo non solo gli aspetti clinici. Osservo le persone. Il modo in cui la società sta cambiando e quanto questo cambiamento entri ormai dentro il nostro quotidiano. 

Gli animali oggi occupano uno spazio completamente diverso rispetto al passato. Per molte persone rappresentano famiglia, equilibrio emotivo, presenza costante. E quando qualcosa accade loro, si attivano dinamiche psicologiche ed emotive molto forti. 

Questa professione richiede certamente preparazione, aggiornamento e precisione. Ma richiede anche equilibrio emotivo, capacità comunicativa e responsabilità umana. 

Ed è proprio qui che ho iniziato a comprendere meglio il mio rapporto con Re-infodemia. 

Quando mi è stato chiesto di portare la mia esperienza mi sembrava che fosse un mondo lontano e slegato dal mio. In realtà mi sono resa conto che questi argomenti (tecnologia, comunicazione, etica) attraversano continuamente il mio lavoro. 

La tecnologia oggi è presente anche nella medicina veterinaria in modo sempre più profondo.  

Sempre più persone arrivano dopo aver cercato informazioni online.  

Ed è in questi momenti che capisco quanto oggi le professioni sanitarie non possano più limitarsi soltanto all’aspetto tecnico. 

Serve capacità di ascolto. Lucidità. Empatia. 

Serve la capacità di “essere presenti” davanti alla sofferenza emotiva delle persone. 

In questi mesi ho visto famiglie affrontare sacrifici economici pur di garantire cure dignitose ai propri animali. Persone anziane trovare nel proprio animale l’unica presenza stabile della giornata. Ho constatato quanto il benessere animale sia strettamente collegato al benessere emotivo delle persone. 

Vivere tutto questo ci porta a sviluppare uno sguardo più ampio sul presente. 

Forse oggi scrivo proprio per questo motivo. 

Alcune professioni hanno anche una responsabilità culturale. Raccontare il cambiamento. Creare spazi di riflessione dentro un flusso continuo di informazioni rapide e spesso superficiali. 

Il mio lavoro non riguarda soltanto gli animali. 

Riguarda il modo in cui scegliamo di prenderci cura degli altri, della fragilità e degli eventi che attraversano la vita di ciascuno di noi. 

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