La tecnologia modifica profondamente il tessuto sociale e i minori non sono immuni dagli effetti prodotti, soprattutto, dai social media. Molti ragazzi possiedono un profilo online e una parte degli adolescenti accede alle piattaforme senza rispettare i limiti di età previsti. Ciò avviene in una fase della crescita in cui non è ancora semplice comprendere pienamente le conseguenze della condivisione dei contenuti, della profilazione e dell’utilizzo dei dati personali.
L’editoriale che propongo vuole essere uno stimolo di riflessione rispetto all’importanza legata alla protezione dei minori e dei loro dati, nell’era digitale con l’avvento dell’AI.
La normativa prevede tutele specifiche. In Italia, il minore che ha compiuto 14 anni può esprimere autonomamente il consenso al trattamento dei propri dati quando un servizio della società dell’informazione gli viene offerto direttamente e il trattamento si fonda sul consenso. Per chi ha meno di 14 anni, il consenso deve essere prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale. Le informazioni devono inoltre essere chiare, semplici e comprensibili.
La regola, però, non è sufficiente se non viene accompagnata da strumenti efficaci per verificare l’età, da impostazioni protettive attive per impostazione predefinita e da una concreta responsabilizzazione delle piattaforme. Dichiarare la propria età selezionando una data di nascita non può rappresentare, da solo, un sistema adeguato di tutela. La protezione deve essere incorporata nella progettazione del servizio e non aggiunta soltanto quando emerge un problema.
I social hanno trasformato il modo di comunicare. Per i minori possono offrire occasioni di apprendimento, creatività, partecipazione e confronto. Allo stesso tempo possono amplificare rischi già presenti nella società: cyberbullismo, diffusione di contenuti inappropriati, violazioni della riservatezza, pressione sociale, manipolazione informativa e forme di interazione costruite per prolungare il tempo trascorso sulle piattaforme.
Qualche numero fa avevo già sottolineato l’importanza strategica dello sviluppo, all’interno della piattaforma ERP Dematerial, di una sezione dedicata all’Ecosistema Digitale e orientata alla dimensione sociale. L’obiettivo è costruire percorsi formativi capaci di offrire contenuti utili per un impiego corretto e consapevole delle piattaforme, ponendo al centro il concetto di “IO DIGITALE”: l’insieme delle tracce, delle rappresentazioni e delle relazioni attraverso cui ogni persona costruisce la propria identità anche online.
L’AI ha accresciuto la capacità dei sistemi digitali di analizzare in tempo reale preferenze, interazioni e comportamenti. Gli algoritmi selezionano e ordinano i contenuti sulla base delle attività dell’utente, generando flussi personalizzati. Questo può rendere l’esperienza più pertinente, ma può anche restringere il campo delle informazioni visualizzate e aumentare l’esposizione a contenuti polarizzanti, ingannevoli o inadatti all’età.
Un ulteriore elemento critico riguarda la profilazione. Le piattaforme possono raccogliere informazioni sulle preferenze, sulle abitudini di navigazione, sui tempi di visualizzazione, sulle interazioni e sui dispositivi utilizzati. I minori, spesso privi di una piena consapevolezza di questi meccanismi, possono condividere molte informazioni senza comprenderne il valore, la durata e i possibili impieghi futuri.
Anche il consenso rischia di trasformarsi in un passaggio meramente formale quando le informative sono troppo lunghe o costruite con un linguaggio incomprensibile. Accettare le condizioni di servizio non significa necessariamente aver compreso che cosa verrà raccolto, per quali finalità, per quanto tempo e con quali soggetti i dati potranno essere condivisi. La trasparenza deve essere concreta, leggibile e verificabile.
Il Digital Services Act ha rafforzato questo orientamento, imponendo alle piattaforme accessibili ai minori l’adozione di misure adeguate e proporzionate per garantire un elevato livello di tutela della privacy, della sicurezza e della protezione. La normativa limita inoltre la pubblicità basata sulla profilazione quando la piattaforma sa con ragionevole certezza che il destinatario è minorenne. Il principio è chiaro: la protezione non può dipendere soltanto dalla prudenza del giovane utente.
In questa prospettiva, la formazione rappresenta uno dei presìdi più efficaci. Non deve riguardare soltanto i minori, ma tutti gli attori coinvolti nella loro crescita: famiglie, scuola, istituzioni, educatori e imprese. Gli adulti devono essere preparati a comprendere i nuovi ambienti digitali, riconoscere i segnali di disagio, dialogare senza giudicare e intervenire senza trasformare la protezione in una semplice forma di controllo.
Educare digitalmente i genitori è particolarmente importante. Molti adulti utilizzano quotidianamente smartphone, social network e piattaforme, ma non sempre conoscono i meccanismi che regolano la raccolta dei dati, la permanenza dei contenuti e la personalizzazione delle informazioni. Senza questa consapevolezza diventa difficile accompagnare i figli, stabilire regole coerenti e riconoscere tempestivamente le situazioni di pericolo.
La famiglia non deve diventare un luogo di sorveglianza continua, ma uno spazio di confronto. Vietare senza spiegare può spingere i ragazzi a nascondere le proprie attività; controllare senza dialogare può indebolire la fiducia. Occorre invece costruire un’alleanza educativa fondata su ascolto, competenza e responsabilità condivisa. Il minore deve sapere di poter chiedere aiuto senza temere una reazione esclusivamente punitiva.
Anche la scuola ha un ruolo decisivo. L’educazione digitale dovrebbe essere inserita in percorsi continuativi che comprendano protezione dei dati, sicurezza, cittadinanza digitale, verifica delle fonti, funzionamento degli algoritmi e consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni online.
Proteggere i minori significa costruire un ecosistema nel quale responsabilità individuale e responsabilità collettiva procedano insieme. La libertà di espressione, la creatività e la partecipazione non devono essere ridotte, ma rese compatibili con la sicurezza, la dignità e il diritto alla protezione dei dati personali. Servono architetture chiare e gli adulti informati per accompagnare i giovani.
Solo perseguendo con fermezza e continuità queste pratiche potremo contribuire alla formazione di cittadini più consapevoli. Dall’incontro tra norme solide, piattaforme responsabili, educazione diffusa e formazione permanente può nascere un ambiente online più sicuro e rispettoso delle nuove generazioni. La tutela non si realizza attraverso una cultura condivisa della responsabilità.
È una responsabilità comune, che richiede competenza, ascolto, vigilanza e la capacità di agire nel tempo.
“Questo è il potere delle persone”.
SEMPRE AVANTI…