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L’analisi dell’impatto che l’AI ha avuto nel condizionare il nostro modo di vivere, di lavorare, di socializzare, ci proietta in una dimensione che lascia parecchi dubbi sul futuro e di come, con l’avvento di nuove tecnologie, sempre più performanti e capaci, anche di sostituirsi all’uomo, condiziona le nostre scelte, e soprattutto non permette di avere piena consapevolezza nel determinare gli scenari che si possono delineare.  

Attualmente, chi governa questi processi dall’alto, pochissimi eletti, si arricchisce in maniera spaventosamente veloce, mentre le fasce più deboli sono costrette a re-inventarsi in competenze e formazione, per cercare di adeguare le proprie capacità, al servizio della sempre più complessa gestione dell’innovazione.  

In questo momento, l’effetto dell’impatto sul tessuto economico è il più importante e forse quello più sottovalutato

Abbiamo sempre convissuto con l’incertezza nelle scelte, ma come programmare il nostro futuro rispetto all’arrivo di sistemi tecnologici quantistici e superintelligenti, che si prospettano nell’imminente? Abbiamo davvero trovato il nostro MATRIX? 

Ogni domanda si rivela limitante per le nostre capacità nel vedere il futuro a breve termine e questa estrema incertezza, mette in discussione i criteri che usiamo per impegnarci in investimenti a lunga scadenza. 

Con una sempre più limitata capacità di prevedere con sicurezza dove andremo, dobbiamo sempre di più costruirci degli anticorpi che ci permettano di ottenere la capacità di padroneggiare la costruzione di sistemi organizzativi adattabili. 

Il valore più importante che non possiamo perdere è rappresentato sicuramente dall’istruzione, che rappresenta il più grande investimento a lungo termine che tutti noi dobbiamo preservare e sul quale investire continuamente.  

Si tratta di scommettere sul valore a lungo termine del capitale umano ed oggi rappresenta la decisione più difficile da giustificare.  

Per uno studente, completare il percorso di studi, impone un numero di anni che, proporzionato alla proposta di innovazione tecnologica, risulterebbe obsoleto. Per le aziende, investimenti nel capitale umano, significano dipendere da lavoratori qualificati, che nell’attuale scenario pone un problema senza precedenti di pianificazione della forza lavoro. Bisogna decidere su quante persone assumere, in quali ruoli e a quali stipendi, in un contesto in cui la durata di qualsiasi insieme di competenze è imprevedibile.  

La stessa incertezza che dissuade gli uomini dall’investire in istruzione rende anche più difficile, per i leader, assumere e investire nelle persone. Non dobbiamo però spaventarci nel fare una scelta, in quanto contenere il rischio rispetto all’incertezza è il modo per costruire il nostro futuro a prescindere dell’evoluzione che la tecnologia introduce: bisogna investire su noi stessi

La soluzione migliore, in uno scenario così complesso, è quella di fare delle scelte sul breve periodo, cercando di diventare molto agili nell’adeguare le strategie, sia in termini di capacità, sia in termini di istruzione.  

Riuscire ad ottimizzare l’ignoto è la sfida che l’Umanesimo deve riuscire a vincere coltivando una cultura che porti a raggiungere una agilità psicologica e professionale. 

Sarà sempre più determinante rimodulare i piani di azione anche nel momento in cui si è investito molto, di riqualificarsi sempre più spesso, di intercettare le opportunità, cogliendole nel momento in cui si presentano e di trasformare le nostre identità professionali, in modo da poterle adattare all’evolversi delle circostanze. 

Per le aziende sarà necessario dotarsi di strumenti adeguati con sistemi predittivi migliori che devono supportare il processo di scelta utilizzando il capitale umano, opportunamente formato, che sia decisivo nell’integrazione sia nei modelli di allocazione del capitale sia nei modelli organizzativi.  

È fondamentale contenere il rischio passando da impegni di capitale pluriennali a investimenti a tappe con punti decisionali espliciti, riconsiderando i sistemi di budgeting nell’allocazione delle risorse. Anziché fissare strutture organizzative per un futuro stabile, bisogna costruirle con un modello operativo che sia pronto a sfruttare più scenari. Investire su team modulari, frequenti cambiamenti nei processi e nei modelli organizzativi, man mano che le aziende innovative scoprono approcci nuovi e più efficienti, una progettazione dei ruoli che integri la flessibilità e livelli di coordinamento snelli e adattabili, contribuiranno tutti a preservare l’efficienza della gestione aziendale.  

Siamo entrati, molto velocemente, in una dimensione che ci condiziona nel modo di pensare, di informarci, di studiare, di guadagnare e che ci impone un cambio di paradigma per determinare le scelte per il nostro futuro.  

La sfida, che il momento storico ci impone, è quella di considerare l’AI una risorsa che ci stimoli per ri-formarci e per ri-progettarci nel modo in cui investiamo, costruiamo e pianifichiamo.  

“Questo è il potere delle persone”.  

SEMPRE AVANTI… 

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