Oggigiorno è impossibile restare impassibili di fronte il fenomeno dell’intelligenza artificiale. C’è chi la usa per lavoro, chi per svago, chi solo per curiosità. Molte persone non sanno, o poco sono interessate al fatto che gli ambiti di applicazione di queste tecnologie sono tra le più variegate. Statistica, immagini, programmazione e via discorrendo.

C’è chi sostiene sia solo una bolla di sapone; l’ennesimo capriccio tecnologico di cui vedremo il disinnamoramento di qui a un paio d’anni. Si paragona agli NFT (Non-Fungible Token), ovvero a quelle correnti artistiche di nicchia per le quali si acquista un token digitale a garantirne l’autenticità. Ma è davvero così? Ora, partiamo dal concetto che, per quanto noi utenti siamo inclini a “giocare” da un bel po’ con strumenti open quali chat gpt, il termine “Intelligenza Artificiale” è stato coniato nel 1956.

Il mondo era pronto, noi forse ancora no, ma questo la dice lunga su quanto si fosse investito negli anni su queste tecnologie. Nel dicembre 2025 Disney ha speso un miliardo di dollari in Open AI in un accordo triennale che comprende la condivisione dei personaggi sulla piattaforma Sora per l’istruzione dello strumento. Qual è il fulcro, il limite che è ad appannaggio dell’essere umano di questa grandissima rivoluzione? L’educazione. Stiamo parlando di qualcosa che sta già accadendo e di cui inevitabilmente facciamo o faremo parte, ma spesso non sappiamo governare.

È un po’ la differenza che passa tra due persone al maneggio, una che accarezza un cavallo e l’altra va a cavallo. Decisamente due modi di approcciarsi diversi. Non necessariamente a tutti interessa andare a cavallo; ma per farsi una passeggiata e godersi appieno l’esperienza forse sarebbe il caso di prendere qualche lezione di equitazione. La tecnologia più utilizzata, nonché la più potente a cui abbiamo accesso a livello di scrittura sono i LLM. Stiamo parlando di Large Language Models, un tipo avanzato di intelligenza artificiale addestrato su enormi quantità di testo e codice per comprendere, generare e analizzare il linguaggio umano in modo sofisticato, rendendo possibili attività come la scrittura, la traduzione, il riassunto e la creazione di contenuti conversazionali, rivoluzionando l’interazione uomo-macchina.

Gpt-4 o Gemini, insieme a molti altri, ne fanno parte, e la maggior parte degli utenti non ne hanno idea. Accarezzano il cavallo e se ne vanno. Cosa può fare quella macchina? Moltissimo, ma dipende da voi. Istruitela. Imparate a comunicare e possibilmente, per ora, fatelo in inglese. Il risultato sarà sorprendente. Quello che ci stanno insegnando a fare è che per avere un’ottima risposta bisogna saper prima porre un’ottima domanda. Bisogna avere ben chiari i dati, il problema, la visione generale di ciò per cui stiamo investendo tempo.

Avevamo perso di vista la cognizione del tempo, il focus sul problema, la capacità di discutere. Qui subentrano i LLM che ci impongono, come farebbero dei bambini piccoli con troppe poche informazioni sul mondo, di avere concetti più limpidi. Abbiamo tentativi limitati, poi subentrano le versioni a pagamento, ma soprattutto, con una maggior chiarezza i risultati sono davvero soddisfacenti e possiamo trovare aiuto in tante sfere del nostro quotidiano.

Velocizzare il lavoro togliendoci di dosso le incombenze di momenti in cui banalmente saremmo non operativi o meno efficienti della macchina per un compito di poco conto. Abbozzare una moodboard nella prima fase di un progetto? Siate chiari. Colori, emozioni, se quel progetto vi fa venire in mente la Sicilia o la Norvegia. Magari nella seconda fase ribalterete tutto, ma avrete un ottimo punto di partenza. Se state lavorando ad un libro per bambini e dovete cercare tot parole che iniziano con la lettera “G”, scrivetelo.

Fate sì che la LLM sia uno scrittore di libri per bambini e chiedetegli di suggerirvi tot parole in lingua italiana… Fatelo con diversi LLM. Non tutti ragionano in modo uguale; e no, non vi ruberanno l’idea. Se Disney non sta tremando che qualcuno rubi gli Aristogatti direi che siamo tutti in una botte di ferro. Parola di una che vi ha appena fatto una metafora sull’equitazione ma a cavallo non ci salirebbe mai! E buone Feste!

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