Negli ultimi dieci anni le università italiane hanno registrato un incremento significativo delle iscrizioni, con un dato che segna un +19% secondo fonti ufficiali. L’aumento non riguarda solo i giovani, ma coinvolge sempre più adulti, in particolare over 40. Questo trend sta ridefinendo il profilo dello studente universitario. Il fenomeno non è casuale: riflette trasformazioni profonde della società, del lavoro e delle competenze richieste. Tra aggiornamento professionale, cambi di carriera e ricerca personale, il ritorno allo studio si configura come una risposta concreta a un contesto in continua evoluzione. 

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e ISTAT, il nostro sistema universitario sta vivendo una fase di profonda trasformazione. L’aumento delle immatricolazioni non è soltanto quantitativo, ma qualitativo: cambia l’età media degli iscritti, cambiano le motivazioni, cambia il ruolo stesso dell’università. 

La presenza crescente di studenti over 40 rappresenta uno degli elementi più rilevanti di questa trasformazione. Non si tratta di un fenomeno marginale, ma di una tendenza che riflette un contesto socio-economico in evoluzione. Il lavoro non è più lineare, le carriere non sono più stabili e il concetto stesso di “formazione conclusa” perde significato. 

Le motivazioni che spingono un adulto a tornare a studiare sono spesso intrecciate. Da un lato, il reinserimento lavorativo: in un mercato sempre più competitivo, aggiornare le proprie competenze diventa una necessità concreta. Dall’altro, la crescita personale, che si traduce in una volontà di comprendere meglio il mondo contemporaneo e di acquisire strumenti per interpretarlo. Attenzionata la necessità di adeguarsi ad una società sempre più digitale. 

La velocità con cui evolvono tecnologie e modelli di lavoro pone una sfida evidente. Il cervello umano non si adatta automaticamente a questi cambiamenti: ha bisogno di metodo, struttura e apprendimento continuo. In questo senso, il ritorno all’università diventa una risposta organizzata alla complessità. Anche l’intelligenza artificiale contribuisce a ridefinire competenze e ruoli, rendendo necessario un aggiornamento costante e consapevole. 

In questo scenario, il percorso personale si intreccia con quello collettivo. Nel 2015 mi sono trovata a dover ripensare il mio ruolo professionale. Il reinserimento nel mondo del lavoro si è rivelato complesso, soprattutto per una donna adulta con un profilo qualificato. Dopo varie vicissitudini, nel 2019 ho scelto quindi di tornare a studiare, iniziando un percorso come social media manager attraverso corsi dedicati a persone in cerca di occupazione. 

Quel percorso, inizialmente nato come necessità, si è trasformato in opportunità. Grazie all’incontro con una docente, ho iniziato una collaborazione concreta che ha segnato una svolta. Oggi, l’idea di proseguire con un percorso universitario è presente, ma richiede una valutazione attenta: scegliere il percorso giusto e conciliare studio e vita rappresentano ancora elementi decisivi. 

Il fenomeno degli over 40 in università non può quindi essere letto in modo semplicistico. Non è solo una questione di numeri, ma il risultato di una trasformazione più ampia che coinvolge identità, lavoro e società. L’università torna a essere uno spazio non solo di formazione iniziale, ma di riorientamento, aggiornamento e costruzione continua del proprio percorso. 

In un contesto in cui il cambiamento è costante, la formazione smette di essere una fase della vita e diventa una dimensione permanente. Per una donna può rappresentare anche un’opportunità, ma questa riflessione la riservo per il prossimo articolo. 

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